|
Il Divje jezero rientra tra i gioielli dei beni
ambientali sloveni. Fu per questo motivo che già nel 1967 il lago fu tutelato
in tal senso, mentre nel 1972, primo museo sloveno all’aperto, venne allestito
per poter essere visitato dal pubblico.
Tra i laghi sloveni
predominano quelli glaciali: riesce perciò tanto più interessante la visita al
Divje jezero presso Idrija che si trova a appena due chilometri al sud della
città. Ai visitatori si schiude attraverso il lago una bellissima
vista sulle imponenti pareti della conca, alte cento metri. Il Divje jezero è
collegato con il misterioso mondo delle acque sotterranee, la sua temperatura
oscilla pertanto, durante l’anno, tra i soli sette ai dieci gradi centigradi.
L’acqua
del Divje jezero affluisce da un ripido condotto sotterraneo che affonda in
abissi tuttora inesplorati. Fino al 1981 questo sifone sotterraneo venne
esplorato dai sommozzatori per una lunghezza diagonale di 200 metri e fino a 83
metri di profondità; nel 1995 giunsero fino ai 112 metri di profondità. La
superficie lacustre è abitualmente d’una quiete idilliaca ma dopo alcuni giorni
di piogge abbondanti ne fuoriescono impetuosamente quantità d’acqua
eccezionalmente notevoli. La Jezernica, il fiume dal corso superficiale più
breve in Slovenia – dopo 55 metri appena sfocia nell’Idrijca – muta aspetto in
modo incredibile. Nei periodi di magra scompare quasi del tutto, con le piogge
persistenti può convogliare invece, al pari di un fiume vero e proprio, una
portata d’acqua superiore a quella dell’Idrijca. Secondo un’ipotesi già da anni
avanzata, confluiscono nel lago le acque sotterranee di vaste aree
dell’altipiano di Črni Vrh e del mondo carsico sotto il Javornik. Oggi è
assodato che l’hinterland del Divje jezero e delle sorgenti attigue alla
Podroteja si estende su un’area di 125 km2 circa.
Il
lago ed il suo immediato circondario vantano una fauna ed una flora
eccezionalmente ricche. Nel lago vivono le trote, nella sua cavità sotterranea
si trovano invece numerosi minuscoli animaletti sotterranei e persino il famoso
Proteus anguinus. Le condizioni ambientali del circondario lacustre consentono
la crescita di numerose piante, anche alpestri, cui è stato possibile
sopravvivere, nei posti ombreggiati e più freschi, anche dopo il periodo
glaciale. Nelle crepature rocciose e sugli esigui ripiani prospera la Primula
carniolica, esemplare di endemismo sloveno; porta questo nome da più di due secoli,
i suoi graziosi fiori violacei sbocciano nella seconda metà di aprile. La
‘kranjska bunika’ebbe la sua denominazione latina – Scopolia carniolica –
dall’illustre botanico G. A. Scopoli, primo medico d’Idrija. Va citata anche la
Hacquetia epipactis che prende il nome dal chirurgo idriano B. Hacquet,
studioso di scienze naturali. Secondo le constatazioni degli studiosi, nella
zona del Divje jezero prosperano circa 150 varietà di felci e di piante di
altro genere: è pertanto comprensibile che illustri botanici sloveni e
stranieri siano stati da sempre attratti da questo piccolo lembo di terra.
|